Chi siamo

Il Vascello Fantasma
Chi saranno? Chi sono? Come mai non c’è sigla che spicca sulle vele? Chi governa il timone?
Dalle navi sfarzose, molti sguardi che osservano quei pazzi all’orizzonte, provano a rinforzare i porti in cui fare bisboccia. Ma la festa è finita e si doveva andare. Verso un sogno o un destino o qualcosa da amare.
Ci vivono pirati ed ex pirati, poeti, visionari, diseredati, artisti di ogni sorta.
Perfino mercanti, ma quelli appassionati.
Poi ci sono folli sognatori e amanti tormentati. Sono a bordo i ribelli, gli “strani” e i vagabondi, gli arrabbiati, gli illusionisti assurdi.
Sono saliti addirittura i bari, ma dopo poco sono fuggiti altrove, oppure hanno capito che il viaggio è per un altro “dove”, e ben contenti, hanno cambiato tono.
Ci sono i disillusi che sanno però lanciarsi anche nel vuoto, perché dentro di loro ancora sanno che si può volare. Qualche scettico si aggira lungo il ponte, guarda le vele gonfie di un vento promettente, e sceglie di guardare solo avanti.
Il vascello è utopia ed è anche scommessa. Si muove su rotte con profumi diversi, con parole diverse.
Non insegue tesori ma va incontro a un paese, a una costa o a un villaggio, dove quello che conta è l’idea, senza trucchi o menzogne. Fantasia e libertà sono il vento che spinge e quell’isola assurda che compare dal nulla non è altro che il primo di tanti traguardi.
È un vascello fantasma, senza nomi e bandiera, ma non teme tempeste e non va incontro a scogli.
Chi saranno? Chi sono? Come mai non c’è sigla che spicca sulle vele? Chi governa il timone?
Non ci vuole una scienza per capire che è Indipendenza. È un’idea, è una sfida, è una rotta che cerca il futuro. Solo questo stabilisce il cammino.
Il Vascello Fantasma non vuole padroni.

Siamo donne e uomini che hanno voglia di lavorare e di impegnarsi
nel segno dell’innovazione e della libertà culturale.

Siamo professionisti, autori e artisti che propongono modelli di sviluppo
e di libertà espressiva.


Siamo persone libere che agiscono aldilà delle appartenenze e delle sigle perché credono nella forza e nel valore delle idee al servizio della collettività e della crescita sociale.

Le proposte che avanziamo sono il passo essenziale per recuperare spazi di creatività autentica da inserire nella comunità senza protezioni né privilegi ma con onestà intellettuale, capacità professionale e impegno culturale.

Non vogliamo più soldi e nemmeno garanzie particolari.
Non chiediamo concessioni speciali.

Non accettiamo la gestione totalitaria della cultura e del cinema italiano
e non lasceremo nelle mani di pochi ciò che deve appartenere a tutti.

Chi ha continuato per troppi anni a governare in modo autoritario il cinema italiano ha annientato una grande tradizione, ha mortificato i talenti e rischia di depauperare un immenso patrimonio artistico e professionale.

Il cinema che vogliamo è uno spazio che non può essere occupato dai potentati.

Il cinema che vogliamo è libero, indipendente e presente nel territorio

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