Aspettando “Europa Creativa” – La nostra relazione

Il giorno 25 giugno 2013 ha avuto luogo al MUSEO MAXXI a Roma il convegno dal titolo ‘Aspettando “Europa Creativa”. Quali azioni per abbattere le barriere culturali in Europa ed allargare la cooperazione con la sponda sud del Mediterraneo?’, organizzato da Medfilm festival, nell’ambito della 19° edizione della manifestazione, con il sostegno del Dipartimento delle Politiche Europee, delle Rappresentanze in Italia della Commissione EU e del Parlamento EU, di Media Desk Italia, del Museo MAXXI e di Roma Lazio Film Commission.

Di particolare interesse per questioni riguardanti il rapporto tra Italia ed Europa intorno ai programmi europei di finanziamento è stato il primo panel, dal titolo “Europa Creativa, una possibile risposta ai mutamenti culturali dell’Area Euro-Mediterranea?”, sul quale verterà questa relazione.Ha aperto la giornata Ginella Vocca, Direttore Artistico del Med Film Festival, la quale ha ringraziato il MAXXI e tutti i convenuti e si è detta soddisfatta dell’edizione in corso del festival, all’interno della quale ben figura un incontro come questo.

Stefano Polli di ANSA, il moderatore del dibattito, ha introdotto i lavori mettendo a  fuoco la questione delle difficoltà, per i paesi dell’Unione, di perseguire una politica esterna comune, una difficoltà confermata da vicissitudini recenti in alcune aree di frizione del mondo (la Siria e il Nord Africa). In tal senso, l’intervento culturale può farsi, più di altre aree di intervento, promotore di dialogo tra il nord e il sud del Mediterraneo.
È seguito l’intervento di Ines Sprem dell’Ambasciata Croata, intervenuta in vece dell’Ambasciatore, Damir Grubiša. La Croazia è ultimo paese a entrare nell’Unione Europea, questa edizione del Med consacra il suo focus al Nuovo Cinema Croato e la presenza di un rappresentante dell’Ambasciata al tavolo della discussione vuole essere un segno benaugurale per il futuro delle relazioni Italia-Croazia-Europa basate della cultura. Un linguaggio che la convenuta ha subito riconosciuto come terreno comune alle storie e alle tradizioni dei due paesi rimarcando, a nome dell’Ambasciatore, la gioia e l’onore di rappresentare il proprio paese in Italia, luogo di grande prestigio culturale in Europa e rivendicando, per le forme culturali, un ruolo decisivo, critico e di crescita comune per la comunità dei cittadini europei.

Immediatamente dopo ha preso la parola Silvia Costa, Parlamentare Europea, Relatrice presso il Parlamento Europeo del testo di Europa Creativa 2014-2020, il nuovo programma di finanziamenti europei per la cultura e l’audiovisivo che andrà a sostituire, inglobandoli, il Programma MEDIA e il programma Cultura.

Silvia Costa apre ripercorrendo brevemente il lungo e complesso percorso di redazione del testo di Europa Creativa, costruitosi, lo ricordiamo, lungo una serie di tappe, di appuntamenti, un percorso lungo il quale si è radunata una community di persone, realtà, istituzioni insieme ai quali ha avuto luogo un percorso condiviso di stesura e di discussione del testo all’insegna dell’orizzontalità, della cooperatività e dell’inclusività dei processi.

Nel quadro delle grandi battaglie europee per la cultura risuona l’eco della recente delibera del Parlamento Europeo «in merito all’eccezione culturalecon l’esclusione di prodotti e servizi culturali e audiovisivi dall’accordo commerciale Europa-USA. Il Parlamento europeo si è già espresso a favore, chiedendo di escludere i servizi culturali e audiovisivi dal mandato, inclusi i servizi online, al fine di proteggere la diversità culturale e linguistica dei Paesi dell’UE» (fonte: Antenna Media Torino, media-italia.eu). Entro la fine del mese, aggiunge Silvia Costa, il Parlamento Europeo deciderà in via definitiva in merito a questa delibera, un passo fondamentale per combattere il fenomeno dell’omologazione culturale e per la tutela del patrimonio culturale europeo.

Le fondamenta del nuovo Programma Europa Creativa affondano nello stesso humus culturale che ha caratterizzato i vent’anni alle spalle di Programma MEDIA (Media I, Media II, Media Plus e Media 2007-2013) e si proiettano verso Europa 2020, il pacchetto di obiettivi strategici per l’Europa per garantire, in merito allo sviluppo della cultura e della creatività, una crescente competitività delle industrie culturali europee e una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile. 

Silvia Costa ha tenuto ad aprire il suo intervento non focalizzandosi subito su Europa Creativa, ma aprendo a una visione generale dei programmi europei di finanziamento, procedendo a un’analisi dei regolamenti e degli strand presenti in tali programmi per capire in che modo all’interno di questi sia possibile ottenere finanziamenti per progetti di tipo culturale. La cultura, dice silvia Costa, deve orientarsi anche su altri fondi, dai Fondi Strutturali, ai fondi per la ricerca (Horizon 2020), all’Agenda Digitale, come un tema trasversale. Il budget complessivo per Europa 2020 è di circa 1.000 mld di euro (con un’ipotesi di taglio in via di discussione del 3%), dei quali 376 mld per i Fondi Strutturali, 90 per Horizon 2020 (ricerca e innovazione), 11 mld per l’Agenda Digitale (TIC, un programma dal cui tavolo di discussione si lamenta l’assenza del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, assenza alla quale il Ministro Bray ha già detto a più riprese di voler porre rimedio), 389 mld per Sviluppo Rurale, 1,8 mld per Europa Creativa (previsti finora, con una minaccia di un taglio del 30% contro il quale è in corso un’altra battaglia). 

Questi vari programmi di finanziamento non erogano fondi nello stesso modo: ad esempio, Europa Creativa prevede un finanziamento diretto, i progetti pervengono direttamente a EACEA (Agenzia Europea per l’Educazione e la Cultura) e da essa sono finanziati mentre, nel caso dei Fondi Strutturali, essi vengono allocati presso le regioni che poi hanno il compito di gestirli. 

Sfortunatamente, come è già successo nel settennato 2007-2013, la cultura e il turismo non figurano tra gli 11 obiettivi strategici per l’utilizzo dei Fondi Strutturali. Il massimo che si è riuscito a ottenere, precisa Silvia Costa, è la loro presenza tra le Key Actions, in subordine rispetto agli obiettivi. È una flebile speranza che questa decisione sia sovvertita, ma la loro assenza impone una riflessione e l’avvio di una nuova battaglia per la legittimazione della cultura e il suo inserimento tra gli obiettivi strategici per l’uso dei Fondi Strutturali. Ciononostante, è in atto una trattativa per un accordo tra il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e il Ministero per la Coesione Territoriale per far rientrare, pur se surrettiziamente, la cultura all’interno delle possibilità di finanziamento di questi fondi facendo leva sulla sua presenza tra le key actions. 

Eppure, la cultura è sempre più riconosciuta non come un mero settore bensì come risorsa per l’innovazione, lo sviluppo e l’inclusione sociale e l’impatto della cultura per incrementare l’attrattività dei territori e per la riconversione industriale verso nuove forme d’investimento legate anche al turismo è ampiamente testimoniato da studi, tra i quali Silvia costa cita il rapporto KEA “Use of structural funds for cultural projects”.

Le sfide di Europa 2020 individuate ed espresse da Silvia Costa per l’audiovisivo e la cultura sono: la globalizzazione, e dunque la dialettica della concorrenza e della competitività in un mercato del lavoro globale; la digitalizzazione, una rivoluzione che ha stravolto i canoni e le regole del mercato audiovisivo, della produzione e dell’accesso; la remunerazione delle opere, e dunque la disciplina legata al diritto d’autore; le carenze di dati, un fenomeno a cui rimediare lavorando sui rapporti con l’Osservatorio Europeo sull’Audiovisivo a Strasburgo e individuando un body che sia investito del compito di raccogliere e disseminare questi dati.

Aggiungo che non è casuale, in questo quadro, notare una serie di avvenimenti che indicano le future priorità, sia sul piano locale che sul piano europeo, nel settore cinematografico e audiovisivo. Basti pensare alla solerzia con la quale la nuova giunta regionale del Lazio sta affrontando la questione della digitalizzazione delle sale: Nicola Zingaretti, insieme agli assessori Lidia Ravera e Guido Fabiani, nella conferenza stampa di giovedì  20 giugno in Sala Tevere presso la sede della Regione Lazio in Via Cristoforo Colombo 212 a Roma, ha annunciato degli stanziamenti per provvedere alla digitalizzazione delle sale ancora in sospeso in vista dello switch previsto per la fine del 2013, momento a partire dal quale la distribuzione avverrà esclusivamente su supporto digitale.

Tantomeno è casuale chel’ultimo call for tender della sezione Media Literacy del Programma MEDIA, in scadenza il 2 luglio, dal titolo “Showing films in european schools”, sia finalizzato a monitorare la situazione nei paesi dell’Unione legata ai numeri e alle condizioni per l’accesso da parte delle scuole europee al patrimonio cinematografico.  Ci si affaccia in uno scenario in cui diventa strategico e cruciale formulare dei sistemi per favorire la circolazione del patrimonio mettendo a frutto le infrastrutture tecnologiche attraverso la costruzione di un network digitale. È in tal senso cruciale procedere a un’analisi dettagliata e imparziale della situazione nazionale legata alla legislazione che regola il rilascio delle licenze per varie destinazioni d’uso del patrimonio cinematografico e audiovisivo e il diritto d’autore. Un tema fortemente connesso a quello dell’accesso, del network digitale e dell’audience building, una delle novità di Europa Creativa rispetto ai vent’anni precedenti: in 3 anni, dal 2011 al 2013, sono già usciti due call for tender sul settore della audience building, che godrà di uno strand dedicato nella futura strutturazione della sezione MEDIA di Europa Creativa indirizzato a sostenere pratiche di Film Literacy.

Europa Creativa, come già detto, sarà il nuovo programma che ingloberà MEDIA e Cultura, che fino allo scorso settennato erano separati (Silvia Costa si è comunque premurata di precisare che si sta spingendo affinchè Media e Cultura, pur inglobati, mantengano il loro marchio). Le finalità generali del programma vertono sullo sviluppo della cultura e della creatività, con un’attenzione particolare agli artisti, alla creazione di una massa critica di utenti e destinatari dei progetti, con un’apertura agli accordi bilaterali con paesi terzi. Il budget complessivo, ancora non confermato, è di 1,8 mld di euro, suddivisi nel seguente modo: MEDIA 55%, Cultura 35%, strand transettoriale 15%. Quest’ultimo strand è stato creato ex-novo e costituisce il settore strategico di Europa Creativa rispetto alla creazione di un valore aggiunto europeo delle azioni promosse. All’interno di questo strand sarà creato un fondo di garanzia per gli istituti di credito, così da stimolare un processo di crescita e di acquisizione ulteriore da parte delle banche di competenze sugli investimenti culturali; esso includerà una quota di finanziamenti per la cooperazione internazionale finalizzata alla condivisione delle esperienze, alla raccolta dei dati, alla sinergia con l’Osservatorio Europeo per l’audiovisivo, per le attività di dissemination. Infine, servirà a finanziare l’attività dei Media Desk, gli uffici dipendenti dall’Unione Europea che servono a diffondere le notizie dei programmi europei presso gli operatori nazionali.

Non sorprende, aggiungo, che Silvia Costa caldeggi un’attenzione da parte degli operatori nazionali ad altri programmi di finanziamento: Europa Creativa, con un budget di 1,8 mld di euro suddivisi in MEDIA, Cultura e programmi transettoriali, “spalmati” in 7 anni e suddivisi per 32 paesi, si dà come una vera e propria “Cenerentola” dei programmi di finanziamento europei, rendendo necessario l’avvio di battaglie più serrate per il riconoscimento della cultura trasversalmente agli altri programmi.

Si è passati poi alla presentazione degli obiettivi e delle misure di MEDIA ed Europa Creativa.  Tra gli obiettivi principali del Cultura si confermano la circolazione delle opere, il sostegno agli artisti, la cooperazione transnazionale e con paesi terzi; obiettivi del MEDIA, dl’altra parte, sono il rafforzamento del settore audiovisivo in tutti i segmenti della filiera e la spinta propulsiva alla distribuzione transnazionale, per favorire la circolazione del patrimonio cinematografico europeo nei paesi membri. Sono attivi anche i progetti MEDIA per il Mediterraneo, MEDIA Mundus, con una dotazione di 15 mln di euro, e Euromed, con 11 mln di euro, che servono a favorire la penetrazione del cinema europeo, attraverso la già consolidata rete di Europa Cinemas, nei paesi del Mediterraneo, e favorire gli scambi e la cooperazione.

La chiusura dell’intervento di Silvia Costa è rivolta al panorama nazionale, cercando di individuare le sfide in atto nel nostro paese per rispondere agli input provenienti dall’Europa. Si tratta, in primo luogo, di riformulare la governance tra i Ministeri competenti e la Conferenza Stato-Regioni con il coinvolgimento dei Comuni (a tal proposito, Silvia Costa sottolinea che, secondo le nuove norme, i comuni potranno autonomamente accedere al 50% dei fondi strutturali) in modo da rendere più costante e viva l’attenzione verso la disponibilità di fondi dall’Europa; sensibilizzare gli istituti nazionali di credito nei confronti degli investimenti sulla cultura; proseguire la battaglia nel Consiglio dei Ministri per l’inserimento della cultura come obiettivo strategico dei Fondi Strutturali, avvalendosi anche della sua presenza tra le Key Actions; spingere per la presenza della cultura al tavolo dell’Agenda Digitale; riformulare il ruolo delle regioni le quali, dice Silvia Costa, sono in prima linea su alcuni versanti delle politiche sull’audiovisivo (es. le Film Commission) ma lo sono meno su questioni legate alle opportunità offerte dai fondi europei; rafforzare le politiche di cooperazione culturale, soprattutto attraverso gli accordi bilaterali.

Dopo Silvia Costa ha avuto luogo l’intervento di Leila Nista del CCP, cioè a dire l’ufficio informativo presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per il Programma Cultura. La convenuta ha sottolineato che, in attesa dell’approvazione del regolamento di Europa Creativa, l’obiettivo è riflettere sulla possibile utilità del programma per gli operatori nazionali. Europa Creativa è indubbiamente un passo avanti per il rafforzamento della cultura tra i programmi europei, tuttavia ci sono alcuni aspetti non chiari: ad esempio, se il programma coinvolgerà anche della società a scopo di lucro (dal momento che la distinzione tra MEDIA e Cultura sta venendo meno, ci si chiede se venga meno anche la dicotomia che voleva MEDIA più legato alla produzione e all’industria e Cultura più legato alla cooperazione e alla promozione), se in essa potrà essere coinvolto (come accadeva prima) anche l’audiovisivo.

Leila Nista pone l’accento sulla necessità di preservare il carattere legato alla sustainability del programma Cultura, mantenendone il fine di innescare meccanismi virtuosi che, al di là del singolo progetto, possano promuovere l’occupabilità e la creazione di posti di lavoro; altresì cruciale è il concetto di cooperazione transnazionale, che si dà come il motore in grado di produrre quel valore aggiunto europeo che è al cuore di ogni proposta culturale presente tra le specifiche, gli obiettivi e i regolamenti dei programmi di finanziamento.

È necessario mantenere prioritari gli obiettivi del Programma Cultura, la circolazione delle opere, la crescita degli artisti, e creare, per questo scopo, all’interno del Ministero un ufficio preposto alla promozione della mobilità degli artisti in Europa.

La cultura in Europa dovrà costruirsi intorno al riconoscimento e alla valorizzazione di “marchi” che raccontino la cultura dei vari paesi dell’unione, anche con il sostegno dell’UNESCO nel riconoscimento di questi come patrimonio dell’umanità, per creare un tesoro culturale comune di patrimonio che travalichi i confini nazionali.

Prima della chiusura con il Ministro Altana del Ministero per gli Affari Esteri, che ha auspicato l’avvio di un percorso di riflessione in vista delle elezioni europee del 2014 alle quali seguirà il semestre di presidenza europeo dell’Italia per restituire alla cultura il suo ruolo strategico nel dialogo in Europa e verso la sponda sud del Mediterraneo, e con Vittorio Calaprice degli Uffici della rappresentanza italiana al Parlamento Europeo, che ha auspicato, per il 2014, l’innescarsi di un dibattito nazionale che coinvolga i cittadini italiani per trasformare l’immagine dell’Europa, talora diffusa, di un Moloch senza identità in un patrimonio collettivo a cui poter partecipare in prima persona, ha avuto luogo l’intervento del Direttore della Direzione Generale cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Nicola Borrelli. L’auspicio del Direttore è che il Programma si mantenga nello stesso modo in cui si è sviluppato finora, dato che, con il passare del tempo, il sostegno del Ministero alla compilazione dei bandi si è reso sempre migliore e, d’altra parte, i candidati hanno capito sempre di più come compilare i bandi, producendo una lenta e progressiva inversione di tendenza, che vede oggi l’Italia al 4° posto in Europa nell’uso dei fondi MEDIA. È di poco tempo fa, inoltre, la notizia che il Ministero è riuscito a intercettare fondi europei per digitalizzare 62 sale italiane.

Borrelli ha inoltre precisato che il Ministero ha lavorato per uniformare gli standard e i parametri per l’erogazione dei fondi ai parametri europei; d’altronde, per i fondi indiretti provenienti dall’Europa, si dovrà ancora lavorare per fare in modo che il ministero possa essere ancora più presente nel sostegno agli operatori.

Simone Moraldi

per ReteCinemaIndipendente

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