Lo strumento di sintesi

logo_rci_violaLo strumento di sintesi

L’esperienza del Forum appena svolto ha trasmesso a tutti il bisogno di strumenti rappresentativi che garantiscano maggiore collegialità e che offrano più efficacia alle istanze che provengono da ampi settori professionali e autoriali.
Dalla discussione che si è sviluppata è emersa l’esigenza di un tavolo di lavoro comune che scaturisca dal confronto delle diverse aree tematiche e dalle proposte che da esse provengono.
Le associazioni storiche, rappresentative dei vari comparti, svolgono da sempre un’azione importante nel confronto con politica e Istituzioni ma è altrettanto indubbio che molto spesso le scelte e le direzioni espresse e concordate non si sono rivelate corrispondenti alle autentiche esigenze di molti operatori, così come non hanno determinato percorsi validi e proficui per l’intero settore.
L’evidente frammentazione delle iniziative, delle energie e degli specifici progetti nasce in gran parte proprio per l’assenza di organismi capaci di dare forza alle realtà periferiche e più indipendenti. Questa parcellizzazione, anche a causa di crisi strutturali e congiunturali, non è riuscita a produrre un vero e proprio circuito di idee e di impulsi propizi, malgrado spesso esistessero all’interno delle varie entità attive notevoli potenzialità di sviluppo.Lo scenario attuale risente di questa scomposizione sia dal punto di vista produttivo che da quello relativo alla possibilità di fruizione da parte di un pubblico sempre più distante e attratto solo dalle forme dell’intrattenimento non mediato.
Quello che è mancato può quindi sintetizzarsi nell’assenza di un elemento di raccordo per le tantissime realtà che operano, che propongono e che sperimentano dal basso e che maturano quindi un’esperienza diversa dagli apparati consolidati e dai soggetti che godono di riferimenti più identificati.
Resta tuttavia il problema dell’individuazione dello strumento più efficace per rappresentare questa immensa e variegata area e per dare voce e forza contrattuale ai tanti che non si sentono rappresentati.
Il panorama caratterizzato dal progressivo impoverimento e dalla perdita sempre più drammatica di opportunità di lavoro e di crescita impone a tutti una riflessione profonda nel merito delle scelte da cui dipende il nostro futuro. Soltanto attraverso una progettualità condivisa, fatta di cooperazione, sostenibilità e inclusione si potranno raggiungere equilibrio e solidità per stabilire percorsi adeguati e fruttuosi.
Il palcoscenico della politica ci ha dimostrato ampiamente che partiti privi di identità e compagini di varia natura aggregate sulla figura del leader carismatico non consentono di garantire rappresentatività e rischiano di naufragare in contraddizioni fatali per la stessa sopravvivenza della democrazia.
Sarebbe tuttavia demagogico e fuorviante pensare al superamento o peggio all’eliminazione delle strutture esistenti, siano esse partitiche o associative, perché il loro ruolo consente tuttora di portare a sintesi una quantità rilevante di questioni che riguardano la collettività.
Risulta altrettanto evidente che dal cosiddetto “basso” arrivano con sempre maggiore concretezza molte spinte e innumerevoli contributi che però non trovano quello stesso riferimento di sintesi, e quindi si disperdono, affievoliscono la loro vitalità e subiscono processi di strumentalizzazione, non sempre colpevole, da parte degli organismi rappresentativi e delle classi dirigenti.
Occorre perciò trovare questo strumento di sintesi, questo soggetto o struttura, questa area di emersione delle idee e dell’iniziativa che diventi in breve un’entità di appoggio e di ulteriore capacità di analisi e soluzione anche per gli stessi tradizionali organismi rappresentativi.
Non una forza antagonista quindi ma una realtà del tutto nuova in grado di sfruttare le opportunità della Rete e di affiancare le strutture di vertice in quella dimensione collegiale divenuta urgenza improrogabile.

SteP
21 maggio 2013

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